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Good and bad news travel fast

Scientists, due date in Italia

Le leggende garage/blues/punk/swamp-rock australiane Scientists saranno prossimamente in Europa per una tournée a supporto del loro ultimo studio album, “Negativity“, uscito nel 2021 e registrato dalla line up del periodo 1981-1985, composta dal frontman cantante/chitarrista Kim Salmon, il chitarrista Tony Thewlis, il bassista Boris Sujdovic e la batterista Leanne Cowie. Il “Negativity tour” toccherà anche l’Italia per due concerti. Ecco le date in programma: 13 ottobre @ Bologna, Freakout club 14 ottobre @ Torino, sPAZIO211

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Kathleen Hanna, in arrivo un memoir

L’iconica attivista femminista Kathleen Hanna darà alle stampe una autobiografia, prevista per il maggio 2024 e intitolata “Rebel Girl: My Life as a Feminist Punk“, che sarà edita da HarperCollins (qui il link per il pre-order). Il memoir tratterà le vicissitudini e il percorso, musicale e di vita, della Hanna (tra l’altro raccontati anche nel documentario “The Punk Singer” nel 2013) nota frontwoman della riot grrrl band Bikini Kill (ma anche nei Tigre e altri progetti) dal cui conclamato anthem prende spunto il titolo del libro. Dagli inizi segnati da un’infanzia problematica e dai primi anni formativi al college di Olympia, nello stato di Washington (e vera e propria “culla” dell’indie rock americano e del movimento politico e culturale delle riot grrrl, di matrice punk e femminista) ai primi concerti e tour, le lotte per riscattare se stessa, il suo gruppo e il ruolo delle ragazze e delle donne nel mondo della musica (soprattutto nel mondo del rock ‘n’ roll, da sempre a forte trazione maschile e connotato, spesso, da una mentalità sessista e maschilista) il coraggio, la costanza e la determinazione che hanno fatto di Kathleen una riconosciuta e universale icona del femminismo in musica. E ancora, il rapporto con le sue compagne di band (Tobi Vail, Kathi Wilcox e Johanna Fateman) le amicizie strette con Kurt Cobain e Ian MacKaye, l’incontro con Joan Jett e l’amore con Adam Horovitz dei Beastie Boys, la battaglia contro la malattia di Lyme e la sua visione – non esente da critiche – sul Riot Grrrl movement, fino agli anni più recenti e su come oggi continua a creare musica e arte.

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The Birthday Party, in arrivo un documentario

I Birthday Party sono stati una post-punk band australiana attiva tra il 1976 e il 1983. Inizialmente chiamati The Boys Next Door, hanno rappresentato gli inizi musicali ufficiali dell’allora esordiente frontman Nick Cave, in seguito diventato globalmente affermato e noto coi suoi Bad Seeds, mutando, nel corso dei decenni, la sua essenza da selvaggio e “apocalittico” live performer in raffinato cantautore e compositore. Ma, oltre a Cave, questo combo ha lanciato, come spesso accadeva (e accade ancora) dalla fucina del rock ‘n’ roll aussie, almeno altri due musicisti di tutto rispetto e di culto come il chitarrista/polistrumentista Mick Harvey e il compianto chitarrista/cantante Rowland S. Howard (purtroppo venuto a mancare nel 1999). Il regista Ian White ha deciso di raccontare la parabola musicale di questo gruppo in un documentario intitolato “Mutiny in Heaven: The Birthday Party“, già presentato al Melbourne International Film Festival e la cui uscita fisica nelle sale, al momento, è prevista in autunno solo in Australia e Stati Uniti, non si hanno informazioni precise riguardo a un suo arrivo anche in Italia. La pellicola, che può vantare tra i suoi produttori esecutivi il cineasta tedesco (nonché amico di lunga data di Cave) Wim Wenders, e supervisionato muscialmente da Mick Harvey, ripercorrerà il percorso della formazione, dalla sua nascita, a metà Seventies, tra i banchi i scuola a Melbourne (in cui si formò il nucleo originario composto da Cave, Harvey e dal batterista Phill Calvert, ai quali poi si aggiunsero Howard e il bassista Tracy Pew, scomparso nel 1986) al debutto con l’album “Door, Door” e trasferimento, nel 1979, in Inghilterra, a Londra (e conseguente cambio di moniker da Boys Next Door a Birthday Party, che pubblicarono l‘Lp d’esordio omonimo, nel pieno del fervore del movimento post-punk che andava diramandosi in varie direzioni, coi BP a percorrere i sentieri del gothic rock, sottogenere che li vide tra i principali pionieri) dove i nostri si fecero un nome e una reputazione grazie a teatrali, caotici e incendiari concerti (in cui spiccava la presenza scenica e il carisma cupo di “Re Inchiostro” Nick Cave) contraddistinti da autodistruzione e violenza anarcoide, e sempre in bilico tra genio artistico e uno stile di vita dissoluto, fino all’inevitabile disfacimento (avvenuto dopo aver fatto uscire gli album “Prayers on fire“, “Junkyard” e gli Ep “The Bad Seed” e “Mutiny“) dovuto a dissidi tra i membri della band, esasperati dall’abuso di droghe pesanti. Il tutto sarà sviscerato attraverso interviste ai membri del gruppo e l’ultilizzo di raro materiale d’archivio, brani inediti, animazioni e contenuti multimediali. Di seguito, ecco la locandina e il trailer ufficiale del docufilm.  

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Jim Jones All Stars, a settembre l’album di debutto. Condivisi i primi singoli

Jim Jones All Stars è l’ultima creatura nata dal genio creativo di Jim Jones, una delle punte di diamante della scena garage rock mondiale (Thee Hypnotics, Black Moses, Jim Jones Revue, Jim Jones and the Righteous Mind). Questo nuovo progetto fondato dal frontman britannico nel 2020, formato da ben nove elementi e reduce anche da una recente apparizione italiana (nell’edizione numero 29 del Festival Beat di Salsomaggiore Terme) ha annunciato, per il 29 settembre, la pubblicazione del suo debut album, che si intitolerà “Ain’t No Peril” e uscirà sulla label americana Ako-Lite Records. Il long playing è stato registrato nel 2022 negli Stati Uniti, ai Magnetic Studios di Memphis (Tennessee) insieme a Scott McEwen. Nell’attesa, sono stati condivisi tre estratti dal prossimo disco d’esordio, il singolo “Your arms will be the Heavens” e il 7″ “Gimme The Grease/I want you (any way I can)” che anticipano le coordinate sonore dell’Lp, che si richiamano al melting pot musicale che da sempre contraddistingue la città di Memphis, col risultato di una contaminazione del canonico garage rock energico di Jim Jones con atmosfere rhythm ‘n’ blues, gospel, funk e soul. Di seguito artwork, tracklist dell’album e streaming dei brani.   1. Devil’s Kiss 2. Gimme The Grease 3. It’s Your Voodoo Working 4. Your Arms Will Be The Heavens 5. I Want You (Any Way I Can) 6. Hot Sauce 7. Troglodyte 8. Chingón 9. You Got The Best Stink (I Ever Stunk) 10. Ain’t No Peril 11. Drink Me 12. Evil Eye

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Mondo Generator, a ottobre il nuovo album. Condiviso il primo singolo

I Mondo Generator, band fondata dall’ex bassista di Kyuss e Queens of the Stone Age (tra gli altri) Nick Oliveri, hanno annunciato l’arrivo di un nuovo disco, che si intitola “We stand against you” e sarà pubblicato il 13 ottobre sulla label Heavy Psych Sounds. Per il gruppo alternative/stoner/punk statunitense si tratta del settimo studio album ufficiale e arriva a tre anni di distanza da “Fuck it” e “Shooters Bible“, e a due dall’Lp dal vivo registrato al club Bronson di Ravenna, tutti usciti sempre sull’etichetta italiana Heavy Psych Sounds. Lo stesso frontman Oliveri ha dichiarato che “We stand against you” è un long playing energico e ruspante, caratterizzato da sentimenti ed emozioni forti, composto da nove canzoni ricolme di furore e rabbia: alcune riflettono i suoi pensieri personali, altre parlano di famiglia e di cari amici che muoiono e/o si suicidano, e altre, infine, trattano della sua esperienza avuta col coronavirus e i lockdown. E’ stato condiviso un primo assaggio estratto dal long playing, il brano “Death march“, e intanto l’ensemble prosegue nella sua tournée europea e italiana che, dopo le date di luglio a Prato, Genova e Trieste, ad agosto proseguirà con altre cinque date di seguito elencate: 13 agosto @ San Zenone degli Ezzelini (TV), Villa Albrizzi 16 agosto @ Cagliari, Cueva Rock 17 agosto @ Caramagna, Last one to die 18 agosto @ Ravenna, Hana-Bi 19 agosto @ Francavilla al Mare (CH), Frantic Fest Di seguito artwork, tracklist dell’album e streaming del singolo. 1. I Stand Against You / Blast Off! 2. Rubber Room 3. One Two Three Four 4. Unglued 5. Death March 6. Conspiracy (Fact Or Theory) 7. I Want Out 8. Sky Valley Meth 9. For A Day

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4AD ristampa gli album dei Lush

La label britannica 4AD ha annunciato una campagna di ristampe, prevista per l’11 agosto, che riguarderà la shoegaze/alternative band londinese Lush e, in particolare, gli album che il quartetto inglese ha pubblicato nel periodo in cui toccò il suo apice creativo, ossia gli anni Novanta. Si tratta dei dischi “Spooky” (1992), “Split” (1994) e “Lovelife” (1996) all’epoca già pubblicati dalla stessa etichetta, che ha incaricato il noto produttore Kevin Vanbergen di rimasterizzare il catalogo del gruppo (che si reggeva sul talento di Emma Anderson e Miki Berenyi e si era sciolto nel 1998 a causa del suicidio del batterista Chris Acland, per poi ritornare sulle scene nel 2015 per una breve reunion con Justin Welch alla batteria) lavorando sui nastri originari per migliorare il suono degli Lp, potenziandolo con nuovi masters a 24-bit. Già nel 2016, in occasione del Record Store Day, i tre long playing erano stati oggetto di un box set retrospettivo, dopo essere stati fuori catalogo dai Nineties in avanti, ma in questa occasione la riedizione tratterà i tre full length singolarmente, con “Spooky” e “Split” che conserveranno l’artwork originale, mentre “Lovelife” presenterà quello dell’edizione 2016 del box set. La reissue dei titoli sarà disponibile in formato vinilico, ma è in programma anche una futura versione in cd.

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Matador Records ristampa materiale dei Butthole Surfers

La indie label newyorchese Matador Records ha annunciato di avere in programma un’operazione di ristampe che riguarderà il catalogo della alternative/experimental rock band Butthole Surfers, in particolare quello della prima decade della loro stravagante e avanguardistica avventura sonora, partita dal ciclone dell’hardcore punk ma poi evolutasi in una iconoclasta e caotica sintesi tra noise rock, psichedelia, punk e dark humor, definendo una parabola dall’importanza spesso sottovalutata (che avrebbe raggiunto il picco con la partecipazione del combo alla prima edizione del noto festival itinerante Lollapalooza) e poi ampiamente rivalutata (tanto che si parla di un documentario, dedicato alla formazione di San Antonio, in programma per il 2024) col passare degli anni. Il gruppo texano, fondato nel 1981 dal chitarrista Paul Leary e dal frontman Gibby Haynes (e che recentemente ha registrato la dolorosa dipartita della sua ex batterista storica, Teresa “Nervosa” Taylor) sarà infatti oggetto di una campagna di reissues che andrà a trattare gli album più iconici della sua discografia (nonché seminali per lo sviluppo dell’alternative rock statunitense) ossia i primi quattro Lp del periodo Touch and Go: il full length d’esordio “Psychic… Powerless… Another Man’s Sac” del 1984, e poi “Rembrandt Pussyhorse” (1986), “Locust Abortion Technician” (1987), “Hairway To Steven” (1988) e “Piouhgd” (1991) quest’ultimo uscito originariamente su Rough Trade. In aggiunta ai long playing, saranno ristampati anche l’Ep “Widowermaker!“, la raccolta di rarità “Humpty Dumpty LSD” del 2002 e la compilation “Butthole Surfers + PCPPEP” (2002) che raccoglie l’Ep di debutto omonimo del 1983 e un disco dal vivo risalente al 1984. La pubblicazione di questi titoli, al momento, è solo in formato digitale, ma la Matador ha fatto sapere che in futuro sarà previsto anche il classico arrivo in formato fisico (e non è da escludere qualche altra chicca) e, nel frattempo, ha condiviso un assaggio dell’operazione postando sulle piattaforme di streaming musicale una selezione di brani intitolata: “Butthole Surfers 1984-1991: A Primer“.

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Slowdive, a settembre il nuovo album. In ascolto il primo singolo

A sei anni di distanza dall’ultima fatica discografica, l’album omonimo uscito nel 2017 (il primo dopo la reunion del 2014, a sua volta arrivato dopo diciannove anni di stand by) gli Slowdive torneranno a pubblicare un nuovo disco, che si intitola “Everything Is Alive” e sarà disponibile dall’1 settembre sulla label Dead Oceans.

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ZEKE, pubblicato un nuovo singolo

La label tedesca Hound Gawd! Records ha annunciato, con un comunicato promozionale, il comeback delle leggende dello speed rock, gli ZEKE di Seattle, che lo scorso weekend sono tornati a pubblicare nuovo materiale, precisamente un singolo 7″, che arriva a cinque anni distanza dall’ultima uscita discografica, l’album “Hellbender”.

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E’ morto Phil Marcade

Come un beffardo scherzo del destino, il 5 giugno, nel giorno del ventunesimo anniversario della scomparsa di Dee Dee Ramone, iconico bassista dei Ramones, un altro prime mover della scena della scena punk newyorchese ci ha lasciati. E’ scomparso a Parigi, infatti, Philippe Marcade, batterista e cantante. Aveva 68 anni ed era afflitto da un tumore al pancreas. La notizia è stata confermata sui social media. Cresciuto a Parigi, Marcade a diciassette anni emigrò negli Stati Uniti nel 1972 per un soggiorno che avrebbe dovuto essere breve, e invece si è trasformato in una incredibile avventura durata quarant’anni. Dopo aver vissuto a Boston, nel 1975 si spostò a New York, dove alloggiò anche al Chelsea Hotel, e alcuni amici organizzarono in suo onore una festa di benevenuto alla quale suonarono proprio i Ramones (alla loro terza esibizione dal vivo in assoluto) giusto in tempo per vedere nascere e sbocciare la nuova scena rock ‘n’ roll della Grande Mela, che si muoveva nell’underground di piccoli bar e locali come il CBGB. Phil vide in azione i gruppi di quella rivoluzione sonora (poi etichettata come “punk rock”) e strinse amicizia coi Blondie e con Johnny Thunders, che gli presentò il bassista Steve Shevlin, col quale Marcade fondò, nel 1976, la sua band, i Senders, con cui Phil iniziò come batterista, per poi diventare il cantante del gruppo, proponendo un rhythm ‘n’ blues velocizzato e suonato e cantato con veemenza, che ben si sposava coi ritmi rapidi e frenetici del nuovo rock ‘n’ roll, che infatti fece guadagnare ai Senders lo status di house band (non ufficiale) del Max’s Kansas City, uno dei locali newyorchesi che aveva abbracciato la nuova ondata di giovani formazioni R’N’R, e protagonista di eventi della vita notturna di NY in cui Philippe riusciva a intrattenere e creare un grande rapporto col pubblico con le sue innate doti di frontman e lead singer, riuscendo a farsi tanti amici grazie al suo spirito gregario e umile e al suo senso dell’umorismo. La passione per il blues contaminato dal rock ‘n’ roll ha accompagnato Marcade per tutta la sua vita, e che trovò spazio anche nei Backbones, band formata a metà anni Ottanta, ma finché si è esibito dal vivo (fino al 2017) e per tutta la sua esistenza, Phil ha avuto un’anima artistica che non si fermava solo alla musica, ma abbracciava anche la scrittura, la pittura, nel disegno e nella grafica, dando sfogo alla sua fervida inventiva. Per oltre dieci anni della sua vita ha abitato anche in Italia, a Bologna, insieme alla sua compagna. La sua movimentata storia è stata raccontata nel libro “Oltre l’Avenue D: Un punk a New York – 1972-1982“, edito da Agenzia X.

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NIGHT BEATS, a luglio il nuovo album. Ascolta il primo singolo

A distanza di due anni dall’ultimo studio album, “Outlaw R&B“, i garage-psych rockers statunitensi Night Beats tornano a pubblicare nuovo materiale. Si tratta del singolo “Hot Ghee“, canzone che funge da antipasto e apripista per il nuovo album del progetto di Danny Lee Blackwell (ormai unico titolare e membro fondatore attivo) previsto per il 14 luglio e intitolato “Rajan“, in uscita su Suicide Squeeze Records / Fuzz Club Records. A proposito dell’opening track, Blackwell ha spiegato che ha un significato simbolico, essendo il primo pezzo di un’opera il canovaccio che fa capire in quale direzione musicale può dirigersi un long playing, e utilizzando la metafora del burro ghee visto come un’offerta all’inizio delle cerimonie, e che viene usato nella cucina indiana come ingrediente da sciogliere per amalgamarsi alle altre pietanze e conferire più sapore ai piatti, così le atmosfere orientaleggianti di “Hot Ghee” vengono poste all’inizio di “Rajan” e fondono elementi di raro deep funk anatolico underground con l’R&B e il soul, amalgamandosi in una prospettiva sample-oriented (simile allo sfrigolio del burro che si scioglie cuocendo e sprigiona le sue essenze benefiche) dando vita a un sound armonioso e unico che porta la musica in nuove dimensioni e lascia correre libera l’immaginazione dell’ascoltatore. Il disco (di cui è possibile effettuare il pre-order qui) viene inoltre descritto come il risultato della filosofia artistica di Blackwell, frutto di tante ore di lavoro in studio per forgiare melodie accattivanti e ritmi ipnotici a metà strada tra sonorità spaghetti western e psych-pop, ma con un range musicale che spazia dal jazz al blues, dal soul al rocksteady (con un omaggio al recentemente scomparso Lee “Scratch” Perry) al tropicalismo brasiliano. Non è concepito come un concept album, ma c’è un filo conduttore che tiene unito il full length ed è dedicato alla ricerca della libertà, un sentimento tramandato nell’animo di Blackwell dall’amore e dal carattere di sua madre, che si è realizzato nella libertà musicale di poter fare ciò che vuole, avendo il completo controllo artistico su quanto suona e incide coi Night Beats. Di seguito artwork, tracklist dell’album e streaming del brano in formato videoclip (diretto da Chris Keller) . 1. Hot Ghee 2. Blue 3. Nightmare 4. Motion Picture 5. Anxious Mind 6. Thank You 7. Osaka 8. Dusty Jungle 9. Cautionary Tale 10. 9 To 5 11. Morocco Blues

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E’ morto Mark Stewart

Un altro lutto arriva a funestare questi primi mesi di 2023 in termini di perdite musicali. In queste ultime ore ci ha lasciati infatti, per cause ignote, anche il cantante, songwriter, artista e produttore inglese Mark Stewart. Aveva 62 anni e l’annuncio della sua scomparsa è stato dato dalla Mute Records ed è stato confermato sulla pagina della band di cui è stato il frontman e membro fondatore, The Pop Group. Nato a Bristol il 10 agosto 1960, Mark a soli diciassette anni iniziò il suo percorso musicale nel pieno del ciclone musicale, etico e concettuale del punk rock , in quel 1977 che vide la nascita del Pop Group, una delle band pionieristiche di quel movimento che l’anno successivo sarebbe stato ribattezzato “post-punk”, del quale avrebbe pubblicato una delle sue pietre miliari, ovvero l’album d’esordio “Y” nel 1979, folgorante opera d’avanguardia sperimentale che contaminava l’energia del punk rock primordiale con uno spirito “tribalista” e altri generi/mondi sonori come dub, reggae, free jazz e il funk, dando al proprio sound un tocco sfuggente a precise classificazioni, originale e differente dalle altre band del periodo (pur presentando affinità sonore con le Slits e qualche punto in comune coi Public Image Ltd, oltre a essere in linea con quanto stava accadendo nella New York underground della No wave) per certi versi anche più estremo e disturbante rispetto agli stilemi del primo punk inglese, sia a livello musicale sia a livello di integrità morale e consapevolezza politica (convintamente ribelle, lucido osservatore dei mali della società odierna, antinuclearista e antirazzista), influenzando musicisti suoi contemporanei come Nick Cave. Dopo la pubblicazione di un secondo album, “For how much longer do we tolerate mass murder?“, la band si sciolse nel 1981. Stewart proseguì la sua parabola artistica (e di agitatore culturale) unendosi al collettivo dub/reggae New Age Steppers insieme ad Ari-Up e ad Adrian Sherwood, collaborando con l’etichetta On-U Sound (label gestita dallo stesso Sherwood, con cui incise nel 1983 l’album socialmente impegnato “Learning to Cope With Cowardice“) che lo supportò nel suo attivismo politico e nei suoi progetti musicali che sperimentavano con le nascenti scene industrial e hip hop, risultando, con i suoi collage sonori e l’iconoclasta commistione tra generi, tra i pionieri anche della scena trip-hop che si sarebbe sviluppata a Bristol agli inizi degli anni Novanta. Nel 1985 registrò il disco “As the Veneer of Democracy Starts to Fade” e continuano nei decenni seguenti, concludendo la sua discografia nel 2012 con l’Lp “The politics of envy“. Nel 2010 riformò il Pop Group per una serie di concerti, alle quali seguirono due dischi in studio, “Citizen Zombie” e “Honeymoon on Mars“. Ha annoverato, tra le sue collaborazioni, Trent Reznor, Massive Attack, Tricky, Primal Scream e altri.  

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