Copertina opinabile di gran lunga a parte ( nonostante sia un parto del celeberrimo e osannato laboratorio Malleus, a me risulta tamarro e troppo “già visto”), i Deadpeach sono una band italiana valida e ridente, con alle spalle già diverse uscite dal ’95 ad oggi, che suona rock’n’roll acido e psichedelico.“Orange Buzz”, la traccia di apertura, è un inno ai Fu Manchu, con tipici riff stoner intersecati dentro ritmiche dilatate.“ Dewo” e “ Silver House” catalizzano l’ attenzione maggiormente sull’ aspetto più heavy e fuzzy.Poi si aprono le porte verso la lisergica progressione di “ Benares”, quasi nove minuti di crescendo ed evoluzioni, che mi ricordano tanto i Motorpsycho ai tempi di Tymothy’ monster ma molto più rozzi e sudici.“ Family and lies” non mi dice un granchè, “ In the power of the road” neppure, ma la finale “ Stars” ritira di nuovo su il livello dell’ e.p. con un insieme di melodia e ritmicità, di stoner e perché no pop: diciamo garage nel senso in cui lo si può attribuire ai Mudhoney.Durante l’ ascolto la cose che maggiormente non ho apprezzato è stato l’ utilizzo della voce, e la pronuncia, mi tocca dirlo, un po’ maccheronica della lingua inglese.Granitici.