Si fa sinceramente fatica, da oltre un lustro a questa parte, a star dietro a tutte le uscite degli stacanovisti Guided By Voices, indie/alternative rock band statunitense capitanata dall’immarcescibile frontman e membro fondatore Robert Pollard, che ormai viaggia a una media di due/tre release ufficiali ogni anno, a testimonianza di una prolifica vena compositiva e di una ispirazione creativa incredibile (ricordiamo che l’instancabile Bob ha all’attivo anche oltre venti dischi solisti).
Tagliato il traguardo dei quattro decenni di percorso (l’ensemble è stato fondato nel 1983) agli inizi di quest’anno l’inossidabile formazione originaria di Dayton (Ohio) è arrivata a sfornare il suo – ehm, se i calcoli sono giusti – quarantunesimo (!!!) studio album ufficiale, e (per ora…) primo del 2025, “Universe room“, pubblicato sull’etichetta del gruppo, Guided by Voices, Inc./Rockathon records, e arrivato a un anno di distanza dal precedente “Strut of kings“.
Prodotti dal fidato collaboratore Travis Harrison, i GBV, stabilizzata la line up intorno al líder maximo Pollard – coadiuvato da Doug Gillard e Bobby Bare Jr. alle chitarre, Mark Shue al basso e Kevin March alla batteria – ripartono ancora all’insegna della “filosofia delle quattro P ” (punk, prog, psichedelia e power pop) che da sempre contraddistingue l’agire musicale di Pollard. Un lavoro compatto, abbastanza variegato e piuttosto breve (considerando che il quintetto ci infila ben diciassette brani in neanche quaranta minuti di durata complessiva) in cui si è tentato un approccio più sperimentale alla struttura musicale, dando più importanza all’idea di canzone che ai pezzi stessi.
Composizioni di appena un minuto a testa come “I will be a monk“, “Hers purple” e “Independent animal” non sono intermezzi, ma vivono di luce propria (un solo episodio strumentale, “The well known soldier“, sembra essere un divertissement lo-fi messo lì come un riempitivo dissonante) e quasi tutto il long playing si attesta su buoni livelli di qualità sonora, senza rinunciare all’energia (nell’opener “Driving time” e in “Couldn’t see the light“, “The great man“, “Fly religion“, “Play shadows“, “Elfin flower with knees” e “Aluminum stingray girl“) mentre qui e là riemergono sprazzi di influenze prog (nella succitata “I will be a monk”, “Dawn believes“, “19th man to fly an airplane” e “Aesop dreamed of lions“) parentesi latineggianti (“FranCisco“, sorta di flamenco-rock) e ballad (“Clearly aware” e la conclusiva “Everybody’s a star“, omaggio all’attrice Shelley Winters).
Ciò che più stupisce dei Guided by Voices e di Bob Pollard (a quota sessantasette primavere, ma eterno Peter Pan del rock ‘n’ roll) è la costante continuità di rendimento dimostrata in questi quarant’anni (e, in particolare, nell’ultimo decennio) tenendo sempre dritta la barra dell’inventiva, fantasia e concentrazione, e sono ancora lì a provare nuove soluzioni e mettersi in gioco sfornando full length a ripetizione, come se avessero una precisa missione: quella di non lasciare che si spenga la fiamma del sacro fuoco dell’arte, e il loro è uno dei rari casi in cui la sovrabbondanza di materiale inciso e pubblicato non stanca e non mette a dura prova udito e pazienza. Incuranti delle mode, loro vanno dritti per la loro strada, chi siamo noi per dirgli di smettere? Adelante Bob, continua a farti guidare dalle voci.