Adoro viaggiare e sono sempre stato affascinato dall’oriente e dal sud est asiatico. Non mi piacciono particolarmente le vacanze organizzate da altri, preferisco sapere dove andare ma scegliere da me come e quando. Ho visitato diversi posti, ma mai l’India. Per questo paese grande come un continente ci vuole consapevolezza, bisogna essere preparati. Almeno se lo si vuole vivere veramente, se si vuole coglierne il senso. Ho quindi letto con estremo interesse, poi diventato entusiasmo, il libro di Giorgio Serafino, che alla fine ha confermato quanto mi avevano detto e quanto immaginassi.
Un esperienza ammirevole, coraggiosa, girare l’India on the road su una Vespa del 1978, senza battere le rotte usuali, ma andando all’interno, nelle viscere di un paese che ancora deve evolvere civilmente.
Il racconto è appassionante, a mano a mano che si avanza nella lettura Giorgio e la sua compagna diventano amici, diventano due persone fisicamente con te, a tavola, che raccontano il loro viaggio. E ti rapiscono, vivi le loro esperienze, dure, faticose, sei fisicamente lì con loro, fai il tifo per loro.
Il libro racconta un paese difficile, in cui la partenza si rivela già da subito complicata a causa delle lungaggini burocratiche e della lentezza amministrativa. Ma non è niente. Un India privata del fascino e dell’incanto legato all’eco di una cultura lontana ed esotica fornisce esperienze crude e ostili, come le persone e gli ambienti che si incontrano: dormire in luoghi sporchi e maleodoranti, attraversare ambienti dove gli escrementi non sono poco distanti dai piatti in cui si mangia, incontrare individui invadenti che vogliono solo spillarti i tuoi soldi, pochissima accoglienza e molta disperazione. Ma fortunatamente anche paesi mozzafiato, alle pendici dell’Himalaya, capaci di restituire un senso di pace interiore.
India. E mi fissi con gli occhi di una capra è un libro fortemente consigliato a tutti coloro che amano il viaggio, inteso soprattutto come esperienza di vita.